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GIUSEPPE IMBROCIANO - PERSEGUITATO POLITICO ANTIFASCISTA

Il 3 settembre si è svolta una commemorazione ad Isnello in onore del partigiano Ortoleva, ucciso in Piemonte nel 1945, la cui salma è stata tumulata l’anno scorso nel suo paese natio delle Madonie. In quel frangente ho tenuto una breve relazione, di seguito riportata, sulla vita dei perseguitati politici siciliani durante il ventennio, fra le quali mio padre, perseguitato politico antifascista Imbrociano Giuseppe.

Relazione sul perseguitato politico antifascista Imbrociano Giuseppe

> Imbrociano Giuseppe, nato a Palermo il 23.02.1901 in via Dalia, 34 ( Borgo Vecchio ) e ivi morto il 27.02.1961. Egli apparteneva ad una famiglia composta dal padre, che morì quando egli aveva cinque anni , dalla madre ed altri due fratelli e due sorelle. La memoria storica di mio padre si è persa all’anagrafe di Palermo in seguito ad un incendio scoppiato in viale Lazio e quella che si trovava all’anagrafe di Salerno si è persa in seguito all’alluvione della città.

> Dagli Archivi di Stato di Roma, da quelli del Ministero del tesoro oggi ministero delle Finanze, dall’Archivio di Stato di Viterbo , dalla Biblioteca Gramsci di Palermo, dal libro di Salvatore Carbone ( La repressione Fascista in Sicilia ) , dal libro di Lucia Vincenti ( Antifascismo e movimento di resistenza palermitano ), dai colloqui avuti con Nicola Cipolla, ho potuto ricostruire parte della sua vita che adesso in maniera succinta enuncerò.

> - dal 1917-1918 operaio meccanico presso le officine Tommaso Pintacuda di Palermo

> - dal 1921-22 operaio meccanico presso Cantiere Finocchiaro in Palermo

> - dal 1923-24 operaio presso il pastificio e mulino Russo sito in Termini Imerese ; in quel periodo fu il Segretario della Camera del Lavoro di Termini Imerese che dovette chiudere in seguito alle aggressioni squadristiche ed alle repressioni poliziesche.

> - nel 1939 e per otto mesi operaio all’Aeronautica Sicula di Palermo

> - nel 1929, secondo le dichiarazioni di Epifanio Aiello, lavorò a Partinico, egli dichiarò dinanzi al Procuratore Generale di Palermo, nell’ambito del processo sui fatti di portella della Ginestra, che lo conobbe come un fervente comunista.

> Dall’avvento del fascismo la polizia segreta Ovra non gli permise di risiedere in un posto di lavoro perché non appena ne era a conoscenza lo faceva licenziare ; egli era un irriducibile antifascista e non smetteva di fare proselitismo a favore del Partito Comunista.

> A gennaio del 1942 in seguito a delazione l’Ovra fece una retata fra Palermo e Sambuca di Sicilia, ed egli venne arrestato e rinchiuso per tre mesi all’Ucciardone, dopo in seguito ad un processo sommario venne inviato per cinque anni nel Campo di Internamento di Pisticci ( MT ) quale elemento pericoloso per l’ordinamento dello Stato.

> Dopo tre mesi di maltrattamenti che gli causarono la osteomielite nella gamba sinistra impedendogli la deambulazione e la malaria, il Direttore del Campo e il Medico proposero il suo trasferimento in un luogo di confino più salubre, e venne inviato a Pollica ( Sa ) dove in seguito alla caduta del fascismo ricevette la comunicazione della avvenuta liberazione da parte dei carabinieri nel 1944.

> - dopo il 15 luglio del 1944, mentre faceva ritorno dal luogo di confino diretto a Palermo, il camion su cui viaggiava si ribaltò finendo in una scarpata ed egli subì gravi ferite che sommate alla osteomielite lo resero invalido per tutta la vita.

> - nel 1948, uscito dalla convalescenza, faceva rientro in Sicilia, il PCI di allora retto da Anna Grassi lo snobbò ed egli a loro non chiese nessun aiuto, vivevamo nella miseria più nera, abbiamo abitato un primo periodo a Gibellina e dopo il Comune di Palermo ci alloggiò in una locanda di via Divisi.

> Fu in quel periodo che un certo Epifanio Aiello lo andò a cercare, avendolo conosciuto fin dal 1929 quale comunista , chiedendogli di fare pervenire un messaggio al PCI, che Giuliano, sentitosi tradire dai partiti che avevano vinto le elezioni battendo le forze di sinistra, voleva farsi perdonare per i fatti di Portella.

> I particolari si evincono dai documenti di Viterbo allegati nei file.

> Lo Stato Italiano omettendo i dati riportati nella documentazione non concesse mai un vitalizio a mio padre e la responsabilità maggiore cade sulla Commissione per la concessione dei vitalizi ai perseguitati Politici che avevano riportato menomazioni superiori al 30%. Il bello è che quali membri di diritto dovevano esserci rappresentanti dei partigiani e della comunità ebraica.

> Dopo tante peripezie nel 1954-55 a mio padre venne assegnato un posto come portiere nell’IACP di Palermo, da quella data fino alla sua morte venne perseguitato da quella Amministrazione che non gli diede pace . Per quale motivo? Questo l’ho scoperto adesso poiché il tempo è galantuomo: Il Presidente delle case popolari era l’avv. Santi Cacopardo che non ebbe nessun riguardo verso un uomo che aveva combattuto il fascismo e per questo venne menomato nella salute e venne privato della libertà dal 22 gennaio 1942 al luglio del 1944.

> Fin qui è la storia in modo molto succinto ma da potere dare un’idea di ciò che passò quest’uomo buono ma indomito dinanzi al potere, non mi insegnò l’odio verso l’avversario poiché ciò che aveva subito non me lo raccontò mai, a me resta il rammarico di non averlo amato in vita come meritava poiché la miseria e le privazioni mi facevano vedere sotto un’altra veste il mio genitore, oggi spero di valorizzare la sua figura come merita e di segnalarlo negli annali della storia del movimento operaio e contadino siciliano.

Gaetano Imbrociano

  30.09.12 10:00:00 , a cura di Lombardia (contattaci), categorie: Antifascismo, Resistenza, Novità, Memoria, Testimonianze, Commemorazioni, Cultura, Documenti
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