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   A quarant’anni dalla sua scomparsa
   RICORDO DI FRANCO ANTONICELLI


Uomo della Resistenza, intellettuale, militante democratico e antifascista, lungamente impegnato nelle vicende politiche e civili del nostro paese

 


«Se la nostra società avesse avuto un normale sviluppo liberale e democratico, forse Antonicelli sarebbe rimasto per tutta la vita il letterato che era nel profondo, legato ai libri ghe generano altri libri, attento, con la puntigliosità di chi vuol capire per far capire, a ciò che nasce nei cervelli e nei cuori e diventa segno, pagina scritta, mediatore di cultura, insomma, educatore, professore, ruoli che non escludono la consapevolezza politica, la rendono anzi più e matura più profonda, ma sono l’opposto dell’azione del militante che si batte con gli strumenti della democrazia per cause che possono anche apparire mediocri e sono invece i nodi del vivvere quotidiano, i gradini per le piccole e per le grandi speranze»
(Corrado Stajano "La pratica della libertà" ed. Einaudi 1976)

Sulla figura del saggista, poeta, parlamentare ed antifascista nato a Voghera il 15 novembre 1902 è presente sul sito dell’Anpi Voghera una sua biografia. Di seguito, in formato pdf, le parole di Alessandro Galante Garrone che ricorda la fermezza di Antonicelli (entrambi erano membri del C.L,N. piemontese) durante i giorni dell’insurrezione e della liberazione di Torino e un pezzo a lui dedicato di Sante Maurizi (attore, regista e autore) che ha portato in scena, con la compagnia sassarese "la botte e il cilindro", un allestimento del testo teatrale scritto da Franco Antonicelli (Einaudi, 1964) "Festa grande d’aprile".

 

Genova Estate 1960


L’8 aprile 1960 il governo Tambroni riceve la fiducia della Camera con il voto determinante dei missini, l’11 aprile si apre a Torino un ciclo di dieci lezioni su Trent’anni di storia italiana (1915-1945) promosso da Franco Antonicelli con la sua Unione Culturale, Circolo della Resistenza e Consulta. Le lezioni (con presenza di testimoni del periodo esaminato, che affrontano un tema specifico, rispondendo alle domande del pubblico, con moltissimi giovani) sono seguite con una grandissima affluenza, tanto da svolgersi al teatro Alfieri, con altoparlanti esterni. Il corso termina proprio il 13 giugno 1960, quando la provocazione del MSI di svolgere il suo
congresso a Genova (città medaglia d’oro della Resistenza) avvia in tutto il paese - da Catania a Reggio Emilia, con un alto prezzo di sangue - la stagione dell’impegno di una nuova generazione, i giovani delle "magliette a strisce", sul terreno dell’antifascismo, della difesa della democrazia e del rinnovamento della società italiana.
Antonicelli si schiera con grande generosità - tant’è che ricorderà con orgoglio la sua partecipazione ai fatti di Genova, definita «l’undicesima lezione» - con un ruolo di organizzazione e collegamento tra gli esponenti della Resistenza.


«E allora - erano le quattro di notte - io partii in macchina con il gonfalone di Torino e una colonna di autocarri pieni di partigiani. "Vengo con le forze del Piemonte", dissi e poi obbligai Cuneo e le altre città a portare il gonfalone e telefonai a Parri: "Senti, Parri, tu devi andare a Genova e dire, l’Italia morale è qui". "Antonicelli, ma io sto partendo per Milano". "Tu non parti per Milano, tu vai a Genova". E andò a Genova. E fu una grande vittoria. Era cominciata la nuova Resistenza»

Corrado Stajano, in occasione del centenario della nascita di Franco Antonicelli, scrisse un elzeviro pubblicato il 15 novembre 2002 sulle pagine del "Corriere Della Sera""