Sentenza senza precedenti della Corte di Cassazione sulle stragi naziste. Per la prima volta la
Suprema Corte ha condannato la Germania a risarcire i familiari di vittime delle stragi
compiute durante l’occupazione tedesca.
Nello specifico, la Cassazione ha respinto infatti il ricorso presentato dallo Stato tedesco
contro la sentenza della Corte d’appello militare di Roma che ha condannato Berlino
a pagare i danni alle parti civili nei processi per l’eccidio nazista compiuto il 29 giugno 1944
in provincia di Arezzo a Civitella, Cornia e San Pancrazio, in cui vennero trucidate
203 persone, tutte civili e in gran parte donne e bambini.
Il ricorso della Repubblica federale tedesca chiedeva l'immunità ancorandosi alla Convenzione
di Vienna del ’61 e al Trattato nazionale di pace stipulato con l’Italia.
La decisione della Cassazione, che non ha precedenti nella giurisprudenza, apre ora la strada
a circa 10.000 cause di vittime del nazismo.
Per questo motivo è dura la replica dell’avvocato Augusto Dossena che dal 2000 difende la Germania:
“La Germania non risarcirà nulla, come ha fatto finora, nonostante la sentenza sulla
strage di Civitella, ad esempio, fosse immediatamente eseguibile, sotto il profilo della
liquidazione del danno, già dal secondo grado!”
Ricordiamo che il ricorso era stato presentato contro la condanna della Germania «in solido»
con il sergente della Wehrmacht Max Josef Milde.
Milde è stato condannato all’ergastolo nel dicembre dello scorso anno per la strage dove
tra le vittime si annovera anche il parroco di Civitella, don Alcide Lazzari,
medaglia d’oro al valore civile.
I magistrati militari, oltre a condannare Milde, hanno previsto per i nove familiari di due vittime
costituiti parte civile nel processo un risarcimento complessivo di un milione di euro.
La strage di cui si parla,
fu una ritorsione ad un’azione
partigiana. Il 18 giugno 1944.
I partigiani sorpresero nel circolo
ricreativo di Civitella
quattro soldati tedeschi.
Nello scontro a fuoco tre soldati
furono uccisi.
I nazisti, lanciarono un ultimatum di
24 ore, in cui si ordinava alla
popolazione di indicare i colpevoli,
ma non ci furono delazioni.
La gente lasciò Civitella per timori di
rappresaglie, ma per dieci giorni i tedeschi fecero credere che non sarebbe successo nulla.
Finché all’alba del 29 giugno, quando la gente era tornata nelle loro case, Civitella e le frazioni
di Cornia e San Pancrazio vennero circondate e iniziò il massacro.
Molte donne prima di essere uccise furono violentate.
don Alcide Lazzari, che stava celebrando la Messa per la festività dei santi
Pietro e Paolo venne uccise, come i fedeli presenti, con colpi di pistola alla nuca.
Alla fine della carneficina, i nazisti bruciarono le case in cui si erano rifugiati i pochi superstiti.
Alla fine le vittime furono 203.