In Germania è iniziato il processo al nazista
John Demjanjuk, accusato di essere il responsabile
della morte di 29 mila ebrei.
L’uomo, che si è presentato in aula su una sedia a
rotelle, era sfuggito per 30 anni alla giustizia,
perchè la sua identità non era ritenuta certa.
Per l’accusa non sarà facile, anche questa volta,
dimostrare che l’ottantacinquenne pensionato di
origine ucraina, sia stato effetivamente il "boia
nazista" nel campo di concentramento di Sobibor,
e responsabile per lo sterminio di oltre 29 mila ebrei.
Già nel 1988 John Demjanjuk venne condannato a
morte in Israele, ma dopo 7 anni di reclusione,
venne assolto dalla Corte Suprema per mancanza
di prove certe sulla sua vera identità.
Demjanjuk tornò allora negli Stati Uniti, dove si
era trasferito alla fine della seconda guerra
mondiale, dove lavorava come meccanico, e dove
per anni si è anche opposto, con successo, alla sua
estradizione in Germania.
Dopo la scoperta, però, di nuovi documenti che
proverebbero non solo la sua identità, ma anche la
sua responsabilità nei crimini commessi a Sobibor,
Demjanjuk è stato espulso dagli USA
nel maggio scorso e consegnato alle autorità tedesche.
L’interesse per quello che potrebbe essere uno degli ultimi grandi processi penali contro un
ex criminale nazista, ancora in vita, è immenso.
Oltre 220 giornalisti da tutto il Mondo seguono l’inizio del processo al tribunale di Monaco
di Baviera, dove è stata allestita, appositamente, una nuova sala stampa.