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Collettivo Jacopo Dentici

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   Tremonti taglia la memoria. A rischio
    il museo di via Tasso

28 Maggio 2010

C.L.


Il rischio è che oltre che a un atto
di macelleria sociale la manovra
economica si trasformi anche in
un gesto di macelleria storica. Nel
senso che potrebbe cancellare
uno dei luoghi più importanti per
la memoria del Paese, tanto da
essere ricordato anche dal presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano nel discorso
che ha tenuto a Milano in
occasione del 25 Aprile.
Sotto la mannaia del ministro
dell’Economia
è finito infatti il
museo della Liberazione di
via Tasso, i cui locali vennero
usati dai nazisti durante
l’occupazione della capitale come
carcere dove internare,
interrogare e torturare fino
alla morte non solo partigiani,
ma anche semplici cittadini
sospettati di nascondere ebrei.
Il museo, che vive grazie ad una sovvenzione statale, è finito infatti nella lista dei circa 72 enti
da sopprimere per non aver risposto ad alcuni obblighi informativi richiesti dal governo.
Il che tradotto in cifre significa che rischia di perdere se non tutto almeno buona parte (si parla
del 75%) del fondo di 50 mila euro ricevuto ogni anno e col quale riesce a malapena a sopravvivere.
«Ci risiamo», spiegava ieri una nota del Museo ricordando come già nel 2008 il governo tentò
di privare l’ex carcere dei suoi finanziamenti. «Dal 2000 - ha spiegato il presidente del museo
Antonio Parisella - «il contributo annuale dello Stato è rimasto di 50 mila euro, nel frattempo le visite sono raddoppiate, ma abbiamo necessità di rinnovare alcune
apparecchiature. Inoltre dal 2001 il ministero per i Beni culturali ci deve ancora oltre 20
milioni delle vecchie lire riguardo a delle spese che noi avevamo anticipato per il
rifacimento dell’impianto elettrico»
.
Fino ad oggi il museo è riuscito a restare aperto grazie soprattutto all’impegno e alla
generosità: di una ventina di persone. A parte il custode, unico dipendente, tutti gli altri ruoli a
partire dal presidente sono infatti ricoperti da volontari. Questo però non ha impedito che si
svolgessero numerose e importanti attività. Ogni anno il museo viene infatti visitato da oltre
13 mila studenti provenienti da tutta Italia e dall’estero, si organizzano mostre (per la prima
volta in Italia se ne è tenuta una sulle prostitute nei lager), conferenze e corsi di aggiornamento
per insegnanti. Il tutto praticamente gratis, visto che la maggior parte dei 50 mila euro ricevuti
vengono usati per lo più per le spese di manutenzione.
Lo stesso problema si presentò due anni fa. Allora il museo di via Tasso venne inserito nella lista
degli enti considerati inutili insieme all’Accademia dei Lincei e all’Accademia della Crusca.
Tutti avrebbero dovuto essere sciolti.
«Poi sono stati costretti a rimangiarsi tutto», commenta Parisella.
La decisione di bloccare i fondi per il museo ha provocato anche la reazione di Massimo
Rendina
, presidente dell’Anpi di Roma e del Lazio. «È un insulto alla memoria - ha detto
Rendina «una decisione vergognosa e inconcepibile per un governo che dice di essere
democratico»
. E anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno si è detto contrario alla chiusura.
«Voglio fare un appello al governo - ha detto - «perché si sforzi di recuperare le risorse
necessarie perché la struttura possa continuare nella preziosa opera di conservazione della memoria»
.



Articolo pubblicato sul quotidiano "Il Manifesto" in data 27 Maggio 2010

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