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Collettivo Jacopo Dentici

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   15 anni fa il massacro di Srebrenica

12 Luglio 2010

Sono passati 15 anni dall’eccidio di Srebrenica, il peggior crimine di guerra perpetrato in Europa,
a "due passi" dall’Italia, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Nel Luglio 1995 nella ’"safe area", la zona protetta dalle Nazioni Unite, furono uccisi oltre
8.000 mussulmani, per mano dei soldati serbo-bosniaci guidati da Ratko Mladic, che si erano
rifugiati in quella piccola enclave in territorio serbo.
Nella mattinata di ieri si sono
svolti i funerali di altre 770
vittime
del massacro, i cui
corpi, che si trovavano in una
fossa comune, sono stati
tumulati su una collina nei
pressi della cittadina,
nel cimitero di Potocari. Per la prima volta alla cerimonia commemorativa era
presente anche il presidente
serbo
Boris Tadic, contestato
dai familiari delle vittime.
Per protesta, le associazioni
sorte dopo l’eccidio, tra cui le
"madri di Srebrenica" non
hanno preso la parola dal palco.
È sicuramente ancora lungo il cammino verso una riconciliazione, anche se, alla fine di marzo, il
Parlamento serbo ha approvato una risoluzione di condanna del massacro, senza però
menzionare il termine di genocidio usato dalla giustizia internazionale.
Inoltre altri fatti non aiutano questo percorso di normalizzazione e di giustizia.
Inanzitutto è essenziale alzare il velo su tutte le violenze che macchiarono i conflitti nella
ex Jugoslavia, anche quelli, per esempio, commessi ai danni dei serbi bosniaci.
Se è vero che nel giugno scorso il tribunale dell’Aja, ha emesso le sue condanne contro i
7 responsabili della catena di comando serba che pianificò ed eseguì il massacro ( mentre altri
3 uomini erano stati condannati negli anni scorsi), ed alla condanna, che sembra certa, per
Radovan Karadzic alla fine del suo processo, manca sul banco degli imputati il generale
Ratko Mladic. Inoltre il comportamento della Republika Srpska (l’entità a maggioranza serba di
Bosnia) non è certamente conciliante. I suoi politici, che non erano presenti alla cerimonia,
hanno negato il genocidio di Srebrenica, mentre nel contempo, Radovan Karadzic, sotto
processo al Tribunale penale dell’Aja, è stato decorato dal suo partito.
Senza parlare poi del comportamento tenuto dall’ONU nel massacro e dei misteri sulla sua
mancata protezione nei confronti della popolazione, stendendo poi un velo pietoso sull’episodio
delle decorazioni che il governo olandese ha elargito, nel dicembre 2006, ai 600 militari che per
conto dell’ONU dovevano presidiare Potocari.

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