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Collettivo Jacopo Dentici

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-Blog-






   La casa che resistette al fuoco repubblichino
    si arrende a Tremonti

24 Luglio 2010

Paolo Fantauzzi


Per festeggiare la caduta di
Mussolini il 25 luglio 1943, la
famiglia Cervi portò nella
piazza di Campegine una
grande tinozza di pastasciutta,
da offrire gratis ai compaesani.
Una conclamata manifestazione
di ostilità al regime che ben
presto portò i sette fratelli a
scegliere la resistenza armata
al nazifascismo e che nel giro
di pochi mesi sarebbe costata la vita a tutti quanti. Per
ricordare quell’episodio, la spaghettata del 25 luglio è
divenuta un classico alla
casa-museo di Gattatico.

Ogni sono centinaia le persone che accorrono dall’hinterland reggiano (e non solo) per l’evento.
Quest’anno, in concomitanza, ci sarà la serata conclusiva del festival di Resistenza, una
rassegna di spettacoli teatrali dedicati al tema della memoria, del lavoro e della cultura
popolare. Ma a rovinare l’atmosfera, a ridosso dei festeggiamenti, sono le notizie che arrivano
da Roma. Il piano di tagli imposti dalla manovra di Tremonti ridurrà del 15% l’erogazione di
60.000 euro all’istituto sorto nella grande casa colonica della famiglia Cervi. Moltissimo per
una struttura in cui il lavoro è svolto quasi esclusivamente da volontari.

«Dovremo diluire nel tempo molte pubblicazioni e diverse attività che avevamo
programmato saranno a rischio chiusura»
, spiega la direttrice dell’Istituto, Rossella Cantoni.
«Sicuramente bisognerà rimandare a tempo indeterminato il progetto Andare a memoria,
pensato per costruire una rete di luoghi della memoria in tutta Italia, dall’ex campo
di concentramento di Fossoli al museo della Liberazione di via Tasso a Roma. Abbiamo
una struttura che è già ridotta all’osso: tre assunti a tempo pieno, tre part time a rimborso
spese e uno stagista, venuto addirittura da Roma. Io e il comitato scientifico non
percepiamo denaro per il nostro lavoro».

La storia ha fatto del Cervi un anomalo istituto, che alla ricerca storica lega il tema della
memoria, della didattica e della pubblicistica: oltre 5.000 studenti l’anno frequentano
«a prezzo politico» laboratori e seminari allestiti su progetti specifici (dal 2009 c’è anche una
summer school), mentre fra eventi e visite alla casa-museo i visitatori raggiungono quota 30.000
(metà solo per le celebrazioni del 25 aprile, con tanto di concerto). Tutto a sottoscrizione libera,
per la voluta gratuità che ha sempre contraddistinto un luogo così significativo. Un caso unico
nel panorama italiano, ora messo a rischio dalla scure calata dal governo, che dai tagli agli
istituti culturali risparmierà quattro milioni appena.

Ma la preoccupazione che in queste ore agita uno dei luoghi-simbolo della Resistenza non è
solo il decurtamento dei finanziamenti statali, ma anche la riduzione dei trasferimenti agli enti
locali, che rappresentano la spina dorsale per casa Cervi. Sono infatti 145 soci dell’ente morale
che gestisce la struttura, per lo più istituzioni pubbliche: province, piccoli comuni ma anche
grandi città come Torino, Firenze, Milano (dai tempi del sindaco Albertini) e Roma (Alemanno
ha appena riconfermato gli stanziamenti dei predecessori). Una norma contenuta nella manovra
prevede che non spendano in cultura più del 20% di quanto fatto finora.

«Con un quinto dei fondi a disposizione, molti potrebbero rivedere l’entità dei loro
contributi o cancellarli del tutto»
, prevede la Cantoni. Così, in una miope politica di
contenimento della spesa, una casa che ha resistito perfino al fuoco appiccato dai repubblichini
nella tragica sparatoria che portò all’arresto dei Cervi, rischia ora di rovinare per poche
«briciole».



Articolo pubblicato sul quotidiano "Il manifesto" in data 22 Luglio 2010

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