Quando si affronta il tema dei crimini nazisti, primo fra tutti l’Olocausto, si tende a
marginalizzare il ruolo svolto
dalle donne in quelle atrocità.
Anche se la macchina di morte
nazista fu senza dubbio un affare maschile,
la partecipazione delle donne tedesche come autrici,
complici o testimoni passivi nel genocidio, nelle persecuzioni e negli orrori di cui è costellata la
tragica vicenda del Terzo Reich,
è stata di gran lunga maggiore di quanto si pensasse.
Questo è il risultato che emerge da uno studio della storica americana Wendy Lower,
ricercatrice prima presso l’Holocaust Memorial Museum di Washington ed in seguito insegnante e
ricercatrice all’università Ludwig Maximilians di Monaco di Baviera, dove vive tutt’ora.
La Lower ha divulgato le conclusioni della sua ricerca durante il workshop "La persecuzione e
l’uccisione degli Ebrei: prospettive di base"
tenutosi a Gerusalemme, nel luglio 2010, presso
lo Yad Vashem, il memoriale ufficiale di Israele delle vittime ebree dell’Olocausto.
Nel suo intervento la Lower ha fatto luce su di un aspetto della Shoah mai veramente
analizzato a fondo, quella della visione di genere, sottolineando l’importanza del ruolo
dei livelli inferiori nell’apparato nazista dello sterminio.
Secondo la ricercatrice statunitense le donne coinvolte sarebbero migliaia anzi «Migliaia
sarebbe una stima conservativa». È quello che risulta dalle testimonianze che ha potuto
raccogliere negli archivi segreti ucraini dopo la caduta del Muro di Berlino.
La domanda a cui la Lower ha cercato di dare una risposta netta è stata quale motivazione
spinse quelle donne a commettere quei crimini efferati.
A parte qualche comportamento criminale, frutto
anche di devianze, come i casi di Ilse Koch(1) e
Irma Grese(2), le violenze al femminile furono
perpetrate da donne con una vita normale. Tra i
motivi che possono "spiegare" le efferatezze
compiute da "gente comune" (casalinghe,
infermiere, segretarie), la Lower indica il
riscatto sociale:
« Per le donne delle classi tedesche più umili le
zone occupate offrivano un’occasione di
avanzamento sociale enorme».
Non dimentichiamo inoltre come la propaganda
nazista permeò, plasmò e rese succube l’intera
società tedesca.
Tutto questo spiega come un considerevole
numero di donne tedesche seguirono
l’avanzata
nazista in Europa Orientale, in quei luoghi dove
più apertamente si verificarono i casi di genocidio,
violenze gratuite ed inumane, per supportare
l’opera di germanizzare quei territori ed aiutare le popolazioni di ceppo tedesco che in quelle
regioni vivevano.
Mentre la maggior parte di loro non furono direttamente coinvolte nel meccanismo dello
sterminio tout-court, 5.000 erano le guardie di sesso femminile nei campi di concentramento
(che costituiscono circa il 10 per cento del personale),
Migliaia di esse compirono atti crudeli ed
inenarrabili di propria iniziativa, al di fuori del sistema dei Lager.
nota 1 Moglie di Karl Otto Koch, comandante dei campi di concentramento di Buchenwald
(dal 1937 al 1941) e di Majdanek (dal 1941 al 1943) Ilse Koch si macchiò di crimini orrendi,
compiuti con crudeltà e sadismo. Nel 1949 la "strega di Buchenwald" ( questo uno dei suoi
soprannomi), per essersi macchiata di immani torture a prigionieri dei Lager (ha fama di aver
"collezionato" tatuaggi strappati dalla pelle umana degli internati uccisi nei campi), fu
condannata all’ergastolo. Si impiccò nel 1967 nella sua cella del carcere tedesco di Aichach.
nota 2 Guardia di numerosi campi di concentramento nazisti la "Bella bestia", soprannome di