La notizia, come si sul dire non è proprio "fresca di giornata", ma nel clima italico di continuo ed
esasperante revisionismo storico, vedi ultimamente il tentativo di mistificazione sui fatti che
hanno caratterizzato il luglio ’60 ed inoltre la vicenda dei temi di maturità, con la
traccia storico-politica dove
campeggiava una frase di Mussolini, genericamente identificato
come "leader" , estrapolata dal
discorso con il quale il dittatore fascista si assumeva la responsabilità dell’omicidio Matteotti ( per non parlare della superficialità e disinvoltura storica
usata nel proporre la traccia sulle "foibe"), ci è sembrato giusto riproporla e rimarcarla per il suo
alto valore simbolico e senso di rispetto per
la verità storica e la trasmissione della Memoria.
Stiamo parlando del centro di documentazione Topographie des terrors, il nuovo museo sui
crimini nazisti, inaugurato a Berlino il 6 maggio scorso.
A detta di Andreas Nachama, direttore della Fondazione che ha realizzato il centro, con il
contributo di Berlino e dello Stato tedesco, il
museo Topografia del terrore non ha come scopo
unico quello di diventare solo un memoriale, ma anzi vuole essere un «luogo dove imparare,
un luogo associato ai colpevoli.»
Difatti "Il centro" sorge sul
luogo, ai numeri 8 e 9 della
Prinz Albrecht Strasse, dove
era posta la sede ed il
carcere della Gestapo, ed il
quartier generale del
Reichssicheheitshauptamt
(i servizi di sicurezza del Reich) e di quello
delle SS.
All’interno del museo si possono trovare le
informazioni personali di circa
settemila ex impiegati che, alle
dipendenze di Himmler e
Heydrich pianificarono lo sterminio degli ebrei, coordinandone le deportazioni e la soppressione
fisica, organizzarono il "lavoro" delle truppe d’impiego all’est e la persecuzione degli oppositori
alla dittatura nazista in tutta Europa.
Furono 15.000 le persone imprigionate nelle celle dell’edifico che, fu raso al suolo alla
fine della guerra. Ora del vecchio stabile, percorrendo la nuova struttura di due piani, costruita
in vetro e acciaio, sono state conservate sole le vecchie cantine della Gestapo.
Le mostre della fondazione, in "quindici stazioni", ripercorrono la storia del luogo prima e dopo
il nazismo, e diventa uno dei tasselli berlinesi su cui basare l’elaborazione nazionale della propria
storia, insieme con il museo della storia tedesca, il Memoriale all’Olocausto di Eisenman, ed il
Museo ebraico di Libeskind.
Se si dovesse sollevare una critica, si dovrebbe constatare che nell’elaborazione storica di quel
periodo, non è stato
sufficientemente approfondito il rapporto tra nazionalsocialismo ed il
cittadino tedesco,
di chi "non fu vittima né carnefice", ma che
non poteva dirsi estraneo alla vicenda terribile del III Reich.
Ma nonostante questa "pecca", è davvero enorme la distanza, non solo chilometrica,
tra Berlino e Roma.