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   L’ineffabile Ignazio ed i "Ragazzi di Salò"

Umberto Ferrari      10 Settembre 2008    


Il nostro ineffabile ministro della difesa Ignazio La Russa , come è ormai universalmente noto , nel corso delle commemorazioni ufficiali della battaglia di Porta San Paolo a Roma, ha ritenuto di presentare un fervente omaggio a coloro che, con la divisa della repubblichina di salò, combatterono, perché, secondo il loro punto di vista, in tal modo difendevano la patria.

Questa uscita non meraviglia chi ora scrive: il luciferino ministro ex –missino ha sempre trattenuto con fatica il proprio animo sostanzialmente fascista; e d’altro canto non si capisce come potrebbe essere stato altrimenti. L’attuale classe dirigente di AN è cresciuta nel mito dello squadrismo e del fascismo storico, esaltandone simboli, atteggiamenti ed ideologie; i maestri di costoro furono fascisti non pentiti, come Almirante, Evola, Romualdi, Graziani, Tremaglia, Servello, Tedeschi, Rauti: fascisti pieni di rancore nei confronti della Repubblica, che comunque permetteva loro di esprimersi e di riunirsi, nonché di essere presenti in Parlamento. Fascisti per lunghissimo tempo estranei alle regole del gioco democratico, come dimostra la loro frequentazione con le dittature sudamericane,spagnola, greca e portoghese; come dimostra anche il fatto di essere stati invischiati in trame e conati golpisti o quello di essere stati pronti ad appoggiare l’unico governo francamente golpista della storia repubblicana, il famigerato governo Tambroni, quello dei morti di Reggio Emilia.

La cosiddetta svolta di Fiuggi è stata, come tutti noi si è sempre pensato, un’operazione meramente di facciata, una pulitina all’immagine, come dimostra ancora una volta sia l’atteggiamento pieno di distinguo della dirigenza di AN sui fatti del Ventennio, sia il tentativo di falsificare la Storia, sia la glorificazione di Almirante, di fatto un personaggio assolutamente impresentabile sia da un punto di vista storico che politico, glorificazione che continua con la frequentazione della vedova di costui, la Assunta Almirante chiamata con espressione spagnolesca Donna, quasi per cercare una benedizione postuma della propria attività.

Ma se non sorprendono le affermazioni del La Russa, meraviglia invece la becera mancanza di diplomazia di costui, quasi egli avesse voluto lanciare un messaggio per dimostrare che, nella situazione attuale, non c’è più bisogno di perifrasi o di distinguo per esaltare i fascisti repubblichini. Peraltro le sue affermazioni necessitano di un’analisi, al temine della quale esse appariranno ancora più gravi.

Nell’Europa occupata dai Tedeschi i casi di collaborazionismo sono stati molti e di svariato genere; l’esercito della Salò rientra fra questi, intendendo come collaborazionismo l’aiuto militare dato ad un esercito occupante: ed è fuor di dubbio che l’esercito Tedesco era un esercito occupante, avendo invaso il territorio senza alcuna dichiarazione di guerra,e servendosi come pretesto della resa dell’Italia. Esercito occupante perché dedito al saccheggio del territorio occupato, dedito alla deportazione dei militari che non aderivano all’esercito dei collaborazionisti,

dedito alla deportazione dei civili, vuoi per il lavoro coatto, vuoi, per ciò che riguarda i cittadini italiani di religione ebraica, per la loro uccisione; perché imponeva la legge di guerra sul territorio occupato, perché aveva esautorato

il governo collaborazionista, onde di fatto governava il territorio? perché svolgeva attività giurisdizionale attraverso i Tribunali di Guerra anche nei confronti dei civili. Anche senza entrare nello specifico, appare lampante la assoluta differenza di gestione del territorio da parte degli Alleati e dell’esercito angloamericano, che comunque riconoscevano il governo Italiano del Sud.

Tutto ciò è da considerarsi una corretta valutazione dal punto di vista storico e politico; nei fatti i cosiddetti Ragazzi di Salò erano i tirapiedidi soldati stranieri che uccidevano, rubavano, bruciavano, deportavano, violentavano, creando nel territorio occupato un clima di terrore medievale; questa era la situazione di fatto che essi conoscevano e che non possono dire di non aver conosciuto . Perciò è da ritenersi un’affermazione al limite del surreale dire che costoro ritenevano di servire la Patria combattendo a fianco dei nazisti; o piuttosto è da ritenersi una tale smaccata e provocatoria falsificazione dei fatti storici fatta coscientemente al fine di dimostrare che l’aria è definitivamente cambiata.

Ma ancor più grave è l’affermazione che i soldati della Salò, secondo il loro punto di vista, difendevano la Patria; quindi la percezione della realtà che costoro avevano avuto, aveva creato una convincimento che, per il solo fatto di essere sincero, è da apprezzare e rispettare. Invero il gioco del punto di vista può essere stimolante: secondo il punto di vista di Nerone accusare i cristiani dell’incendio di Roma era fare l’interesse dell’Impero; secondo il punto di vista del Sinedrio crocifiggere il Cristo era nell’interesse della religione; secondo il punto di vista di Stalin deportare i Kulaki era nell’interesse della rivoluzione; secondo il punto di vista di Hitler sterminare gli Ebrei era nell’interesse del mondo intero.

Dato che il La Russa è politico fine e persona di cultura, non può essergli sfuggito che un argomentare siffatto è autogiustificativo di ogni nefandezza; è palese che un comportamento non può essere giustificato per il solo fatto che il suo autore ritiene di essere nel giusto. Una valutazione diversa comporterebbe da una parte un’impossibilità di svolgere qualsivoglia analisi storica; ma dall’altra una violazione di ogni principio etico, sempre che non si voglia sostenere che anche l’autogiustificazione con la motivazione del convincimento della correttezza del proprio agire sia un atteggiamento etico; ma se così fosse occorrerebbe rivedere ogni giudizio su comportamenti quali la pedofilia, l’omicidio, lo stupro, i cui autori spesso se non sempre sono convinti di essere nel giusto.

Ed allora c’è da ritenere che il messaggio del La Russa sia più complesso e si sintetizzi nella ferma volontà di rileggere l’etica della Storia; un atteggiamento che si può ritrovare nel Grande Fratello orwelliano, ma che comunque è tipico delle dittature.