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galleria fotografica

GALLERIA
FOTOGRAFICA


       

 

 

 


L’ultima lettera scritta
da Jacopo Dentici alla sorella, inviata
dal lager di Bolzano.


 

 

 

I versi dal suo cuore.

"Nella dolce sera ridente allora ti vidi, o amore: nella dolce sera d’aprile quando lenti i fiori si riposavano."





"Allora ti vidi e allora Il mio cuore stanco fu felice; per una breve sera d’aprile fu felice il mio cuore stanco."





"E da quel giorno io non penso mai al triste domani che s’avanza: per me sempre, soltanto quella dolce sera ridente."





La nota triste si ripete e batte più cupa:





"Ma le ali del nord versano veleno su gli appassiti volti di chi spera."








   Jacopo Dentici

( Rio Grande -Brasile-11/09/1926 -Mauthausen- 1/03/1945 )

Jacopo Dentici** nasce in Brasile ed in seguito si trasferisce con la famiglia in Italia, a Voghera.
Il padre Salvatore è primario di chirurgia presso l’ospedale civile. Frequenta con ottimi risultati il liceo "S. Grattoni" e successivamente si iscrive all’Università di Milano, dove segue i corsi di Fisica pura.
Vive a Voghera nel periodo cruciale del 1943, tra la caduta del fascismo il 25 luglio e l’8 settembre. Qui conosce Ferruccio Parri, che risiede in città per conto dell’Ufficio studi della Edison ed abita in corso 27 marzo a pochi passi dalla casa di Jacopo.
I due si conoscono e Parri apprezza subito le doti di intelligenza e di serietà del ragazzo; così mentre si formano i primi gruppi partigiani Dentici si mette al sevizio del CLN cittadino, per varie missioni – trasporto di prigionieri alleati in montagna, raccolta e distribuzione di armi,
collegamento con i partigiani – fondando il Fronte della Gioventù ( l’organizzazione giovanile rappresentativa dei vari gruppi antifascisti ) e contribuendo alla diffusione della stampa clandestina.
Per questo suo impegno rigoroso Dentici viene chiamato a Milano, dove entra nella segreteria operativa del CVL ( Corpo Volontari della Libertà) diretta da Parri, che ha la propria sede clandestina in viale Bianca Maria.



 

Ormai Jacopo è schedato come "elemento pericoloso" dai fascisti repubblichini che intensificano gli sforzi di sorveglianza della sede clandestina.
Il 7 novembre 1944, Dentici affronta spontaneamente il rischio di una cattura e torna presso l’abitazione per recuperare della documentazione. Cade in un agguato tesogli dai militi della famigerata legione "Muti" e viene arrestato.
Gusen II Rifiuta ogni collaborazione con i suoi carcerieri che lo consegnano alle SS. Dopo due mesi di detenzione nel carcere di S. Vittore viene trasferito a Bolzano il 16 gennaio 1945 e successivamente a Gusen II, uno dei molti sottocampi di Mauthausen dove trova la morte, per le privazioni ed i maltrattamenti subiti.
Mancano ormai poche settimane alla liberazione del nostro paese e del campo ove è rinchiuso, ma Jacopo
non potrà vedere l’esito del suo coraggioso impegno.
Nel novembre 1946 l’Università degli studi di Milano gli conferisce
la laurea "ad honorem" in Fisica.

 

 

 



    Ricordo di Jacopo Dentici

di Bianca Ceva
La Nuova Italia – Firenze 1948

Non ho conosciuto Jacopo Dentici . Avevo udito il suo nome sulla montagna fin dal
novembre 1943. Oggi mi sta dinanzi l’immagine del suo volto ridente, ai piedi della quale leggo:
"La legge morale va portata nel mondo e nella società, va tatuata come sacrificio
perchè serva d’esempio."

Queste parole furono scritte da lui a diciassette anni, poco prima della morte, poiché Jacopo Dentici, nato a Rio Grande nel settembre 1926, cadde nel campo d’eliminazione di Gusen nel marzo 1945. Le parole in sè non hanno molta importanza: se ne sono scritte tante e se ne scrivono troppe anche più solenni; divengono segno mirabile ai nostri occhi quando noi sappiamo che chi le ha scritte è stato consumato dal desiderio di attuarle ed ha bruciato la breve vita sapendo di testimoniare nel sacrificio supremo la legge morale.
Nel maggio 1945, quando ciascuno di noi, che ebbe la ventura di scampare dalla bufera, si guardò intorno per riconoscere i volti noti degli amici ed alcuni incontrò ancora commosso, altri non vide più; in quel maggio, che oggi pare un sogno, mi imbattei per la prima volta nella madre e nella sorella che aspettavano Jacopo;
Jacopo che non doveva ritornare mai.
Jacopo Dentici Aveva voluto e scelto il suo posto nella lotta per la libertà: era stato arrestato il 7 novembre 1944 a Milano nella sede del Comando generale del C.V.L. quando, pur sapendo l’ufficio di Viale Bianca Maria 45 sorvegliato dalla polizia, aveva coraggiosamente tentato di ritornarvi per porre in salvo documenti importanti; consegnato alle SS tedesche era stato per due mesi prigioniero nelle carceri di S. Vittore, di lì era stato trasferito a Bolzano nel gennaio 1945 e poi a Mauthausen nel campo di Gusen II.
Aveva affrontato coscientemente pericoli e tormenti, aveva sfidato nell’orgoglio dell’intelligenza la bestialità degli aguzzini, non aveva piegato, ed era morto perduto in quei campi di Germania, dove pare che la nostra epoca abbia voluto per sé il vanto di creare, la prima volta nella storia, una distesa di strazio umano e di morte più vasta e più orrenda di qualunque campo di battaglia.

 


Oggi tengo nelle mani due volumetti, uno rilegato in pergamena con le strofe di Omar Khajam delle quali ciascuna cominci con una lettera miniata; l’altro rilegato in seta rossa, che porta nelle piccole pagine in caratteri nitidissimi a mano, versi brevi.
Le rilegature perfette e le miniature dal tratto ancora incerto sono uscite dalle mani delicate dell’adolescente; i versi dal suo cuore. ( A lato, la poesia evocata da Bianca Ceva )

 

Premeva sul cuore di Jacopo col sogno tormentoso dell’adolescenza, un presentimento oscuro di dolore creava in lui motivi lirici profondi, ai quali, tuttavia, l’anima sua non s’abbandonava che per brevi istanti, per lasciare all’intelletto, avido di conoscere, tutta la possibilità di indagare, attraverso la verità della scienza e della filosofia, il mistero dell’uomo e del suo mondo.
Studente in fisica, poeta ed interprete di poeti antichi – aveva tradotto in versi parecchi lirici greci e tutto il Ciclope – amante della musica e di ogni forma d’arte; egli era, soprattutto, tormentato dal problema morale, al quale era per lui, come per tutte le coscienze sensibili e profonde, unito in logica connessione il problema politico.
Nella legge della rinuncia e del sacrificio questo ragazzo di diciotto anni trovò, come il più esperto e il più vittorioso degli uomini, la strada per vincere il dubbio e per uscire dall’oscuro affanno allo splendore della verità.
Non avrei forse rievocato il ricordo di Jacopo Dentici, se non mi sembrasse di averlo sempre conosciuto, se non scorgessi in lui il volto o pensoso, o lieto, o bonariamente beffardo di tanti giovani intelligenti perduti per sempre; se non vedessi in lui l’immagine mirabile della giovinezza libera e generosa, se non sentissi che, al di lá del martire terreno, vive quella luce serena alla quale si volgono con impeto insaziato di desiderio i nostri occhi mortali.

 

 

** Altre notizie sulla figura prestigiosa di Jacopo Dentici si possono visionare nella sezione del
sito dal titolo La deportazione vogherese.