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   8 Settembre 1943-2013: 70 anni fa l’armistizio
    di Cassibile


clicca qui per ingrandire l’immagine - 8 SETTEMBRE 2013 - Sono passati settant’anni da quell’8 settembre 1943 che segna l’inizio della lotta di Liberazione nel nostro paese. Una data drammatica nella quale l’annuncio, incredibile e confuso, dell’armistizio lascia i nostri militari allo sbando, senza ordini e comando, consegnandoli di fatto alla reazione delle truppe naziste. A migliaia sono imprigionati e deportati mentre il re ed i generali fuggono vergognosamente a Brindisi. In quelle ore concitate ci sono anche i primi atti di resistenza contro gli occupanti – a Porta San Paolo a Roma, dove combattono insieme militari e civili – ed all’estero, nelle isole greche (un nome per tutte Cefalonia), nei Balcani, nei diversi altri centri.

L’8 settembre 1943 è il giorno – secondo lo storico Claudio Pavone – in cui “gli italiani furono chiamati a scelte alle quali molti di loro mai pensavano che la vita potesse chiamarli…”, anche nelle nostre zone.

Per questo presentiamo un dossier con brevi analisi, testimonianze, documenti ed una sintetica bibliografia per capire e riflettere su quella giornata e sulle scelte che portarono all’impegno ed alla lotta per conquistare libertà e democrazia.
I testi sono tratti da pubblicazioni e interventi di Giorgio Rochat, Claudio Pavone, Gerard Schreiber, Roberto Battaglia, Alessandro Natta, Alessandro Portelli, Giaime Pintor.

 

   Il Disastro

“L’8 settembre 1943 l’Italia pagò fino in fondo il prezzo delle guerra di Mussolini. Studi e polemiche si sono concentrati sull’incapacità del governo Badoglio di gestire la crisi dell’armistizio, dimenticando che il disastro militare era in larga parte già deciso dai rapporti di forza lasciati dalla guerra fascista (…)

(…) la prima cosa da rilevare è il grande impegno che nel dopoguerra tutti i vertici militari misero nel costruire una versione falsificata degli avvenimenti. In sostanza, i loro piani per un adeguato contrasto dell’aggressione tedesca sarebbero stati vanificati dall’improvviso anticipo della sbarco di Salerno, dalla metà di settembre all’alba del 9. Il grosso castello di menzogne è stato distrutto da una serie di studi, da Zangrandi ad Aga Rossi, la data del 9 settembre era pianificata da tempo, non fu comunicata ufficialmente, ma di fatto annunciata con qualche anticipo…

(…) La “mancata difesa di Roma” fu offerta a Kesserling senza contropartite, governo e alti comandi non avevano alcuna intenzione di combattere. Gli scontri del 10 settembre a Porta San Paolo furono dovuti all’iniziativa di comandi inferiori, reparti di granatieri, cavalleria e altri, con il concorso di civili, una battaglia sena speranza, contro le organizzate truppe tedesche, con circa 400 morti. Poi i generali ripresero in mano la situazione e firmarono la resa della capitale…"

brano tratto da "Le guerre italiane: 1935-1943" di Giorgio Rochat (Einaudi 2005)

 

   Roma - Porta San Paolo

Militari e civili combattono insieme

“Il primo colpo d’arma da fuoco fu sparato, nella difesa di Roma nella zona sud, alle ore 22.10 dell’8 settembre dal caposaldo n. 5 nel Settore affidato ai I Reggimento Granatieri di Sardegna…la battaglia continuerà fino alla mattina dopo, con trentadue morti italiani e ventotto tedeschi.
Nella notte, i granatieri, i lancieri di Montebello (tra loro il capitano Renato Villoresi, ferito alla Magliana, ucciso alle Ardeatine), reparti della Pai, i carabinieri del battaglione allievi combattono dall’Ostiense all’Eur, dall’Ardeatina al Forte Laurentino (…).

(…) Dalla Garbatella e dalla borgata Laurentina interviene il sostegno spontaneo della popolazione.
Il fornaio Quirino Rosci resta coi soldati nella “casetta rossa” del comando dei granatieri finché non è presa dai tedeschi, che lo fucilano a freddo alle spalle insieme alla cognata Pasqua D’Angelo.
clicca qui per per leggere il testo del messaggio di Badoglio Domenico Cecchinelli, Carminuccio e Maria Dieli-Barile sono uccisi mentre accudiscono i morti e feriti.
Alla Montagnola, una religiosa, suor Teresina, si avventa brandendo il  crocefisso addosso ad un tedesco che sta strappando la catenina dal petto di un caduto; morirà per le percosse ricevute, sette mesi dopo, a 29 anni. Muoiono in quei giorni ventotto donne.

(…) Le tre medaglie d’oro dei granatieri caduti nella difesa di Roma sono un militare di carriera, Luigi Perna; un ufficiale di complemento, Vincenzo Pandolfo; e un invalido di guerra, non più in servizio, che “in abito civile e sommariamente armato accorse poi sulla linea del fuoco”: Raffaele Persichetti.

Maria Teresa Regard: «Persichetti era venuto insieme con Vasco Pratolini, poi Vasco quando ha visto che non si sapeva che si doveva fare se n’è tornato a casa. Invece Persichetti siccome era ufficiale dei granatieri s’è messo a capo di un gruppo che stavano lì a Porta San Paolo, poi alla fine è morto lì – guarda io sò stata fino all’ultimo, stava proprio su viale Giotto, proprio su viale Giotto è caduto».

Solo a San Paolo e alle Fosse Ardeatine troviamo, a Roma, militari e civili insieme non confusi ma alla pari, tanto che pensare gli uni senza gli altri sarebbe negarli entrambi. Sono venuti con motivazioni diverse, dal patriottismo all’istinto di classe. Per alcuni è la fine di un ciclo: Siegmund Fago Golfarelli combatte eroicamente a Porta San Giovanni, è fatto prigioniero, evade, poi va casa col senso di un dovere compiuto. Per altri è l’inizio di un altro ciclo, che continua con la resistenza. C’è chi ha chiamato queste giornate “la morte della patria” e chi le ha chiamate “secondo risorgimento”. Hanno ragione tutti e due, ma l’uno non si capisce senza l’altro: muore una patria che non era di tutti, e un’altra – per iniziativa e coscienza di molti, se non per consenso e partecipazione di tutti – sta provando a nascere”.


Brani da "L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria" di Alessandro Portelli (Donzelli editore 2001)

 


Motivazione della Medaglia d’Oro a Raffaele Persichetti

Tenente cpl., 1° reggimento «Granatieri di Sardegna ».
"Ufficiale dei granatieri invalido di guerra all’atto dell’armistizio con gli alleati si schierò generosamente e volontariamente contro lo oppressore tedesco, favorendo ed organizzando la partecipazione di suoi amici e della popolazione alla lotta armata della Capitale. In abito civile e sommariamente armato accorse poi sulla linea di fuoco dei suoi granatieri schierati in battaglia contro superiori forze tedesche, Prode fra i prodi incitò con la parola e con l’esempio i commilitoni all’estrema resistenza fino a che colpito a morte immolava la sua giovane vita nella visione della Patria rinata alla libertà. — Roma, Porta San Paolo, 8-10 settembre 1943.

 

Le medaglie d’oro conferite ai due ufficiali dei "Lancieri di Montebello" (in formato pdf 59Kb)

Di seguito alcuni stralci tratti da "Il sangue d’Europa" raccolta di scritti di Giaime Pintor

Dopo l’8 Settembre…una rigenerazione morale? (in formato pdf 23Kb)

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