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VENANZIO GIBILLINI CI HA LASCIATO

VENANZIO GIBILLINI CI HA LASCIATO

L'ANPI di Cinisello Balsamo ricorda con affetto Venanzio Gibillini che ha portato per anni la sua testimonianza nelle scuole.

Non dimenticheremo la sua determinazione e la sua dolcezza nel raccontare la drammaticità di quell'esperienza.

Ciao Venanzio.

 

L'ANPI Provinciale di Milano esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Venanzio Gibillini, ex deportato a Bolzano, Flossenburg e Dachau. 
A soli 20 anni Venanzio fu arrestato e deportato. Della drammatiche vicende della deportazione politica milanese Venanzio è stato un instancabile e prezioso testimone, sempre attivo, soprattutto, negli incontri con le giovani generazioni. 
Il Comune di Milano gli aveva conferito la massima onorificenza cittadina nel corso di una seduta del Consiglio Comunale. 
Ai famigliari, all'Aned, a tutti coloro che l'hanno conosciuto, esprimiamo tutta la nostra affettuosa vicinanza.
Ricorderemo sempre Venanzio con gratitudine, commozione ed affetto.

 

Roberto Cenati 
Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano

 

Si è spento a Milano il 16 gennaio Venanzio Gibillini ex deportato a Bolzano, Flossenburg e Kottern (Dachau). Aveva 94 anni e 20 quando fu arrestato e Deportato. Aveva meritato l’Ambrogino d’Oro, massima onorificenza cittadina e come ogni anno in vista del Giorno della Memoria si apprestava alla “fatica” di recarsi nelle scuole ad incontrare i ragazzi. L’ultimo impegno al Centro Asteria di Milano: aveva dovuto rimandarlo per l’improvviso aneurisma. «Con Venanzio Milano perde il testimone più conosciuto della deportazione politica», scrive l’ANED (Associazione Nazionale ex deportati nei campi nazisti) nel darne notizia. Poco dopo la liberazione scrisse le proprie memorie che con l’aiuto dell’ANED sono diventate un libro digitale scaricabile gratuitamente: «Warum gefangen» (“Perché deportato”).

Il ricordo: «L’impegno di una vita»

Un ricordo del professore Andrea Bienati, docente di Storia e Didattica della Shoah e delle deportazioni che spesso lo accompagnava nei suoi incontri con gli studenti: «Una vita trascorsa a contatto con i ragazzi delle scuole italiane e tedesche, nel segno di un ricordo del passato per costruire insieme un futuro migliore. Nelle sue testimonianze ai giovani, spesso rese accompagnato dal figlio Walter in un simbolico passaggio di testimone, insegnava a riflettere sull’umanità all’ombra del Male, che nonostante tutto sapeva resistere. Portava sempre con sé il cucchiaio che di nascosto aveva ricavato in un’officina delle imprese tedesche nelle quali era stato costretto a lavorare come schiavo da deportato, che racchiudeva la sua storia di umanità racchiusa nelle due parole incise: “Mamma” e “Milano”. In questi giorni solo la malattia improvvisa lo aveva costretto a disdire i tanti incontri che gli avevano richiesto le scuole e il Centro Culturale Asteria. Negli incontri con le scuole di ogni ordine e grado Venanzio diventava “un giovane” che parlava ai giovani. Ai giovani sapeva trasmettere la capacità di sperare nonostante tutto e la voglia di camminare insieme per costruire il futuro. Ultimamente gli era stato fatto pervenire il ritratto che un deportato gli aveva fatto negli ultimi giorni di prigionia nel Lager. La storia di questo ritrovamento era già di per sé una metafora del futuro della Memoria, nel quale due figli di deportati che non si conoscevano si sono ritrovati in Internet, hanno condiviso emozioni e storie e arricchito con nuove informazioni la memoria dei padri. Storia, Memorie e riflessioni senza rancore sull’uomo erano le chiavi con le quali Venanzio sapeva aprire i cuori dei giovani che lo ascoltavano e che in ogni incontro lo coinvolgevano con domande e riflessioni sull’Uomo di sempre».

http://www.lageredeportazione.org/testimonianze/pagina95.html  

 

  16.01.19 12:00:00 , a cura di Lombardia (contattaci), categorie: Attività in Lombardia, Comunicati, Antifascismo, Resistenza, Sezioni, Novità, Memoria, Testimonianze, Commemorazioni, Cultura
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