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LA PARTIGIANA RACHELE BRENNA CI HA LASCIATO

LA PARTIGIANA RACHELE BRENNA CI HA LASCIATO

La partigiana Rachele Brenna “Itala” cl. 1923 se ne è andata.

L'ANPI di Sondrio lo comunica partecipando al dolore inconsolabile di tutta la sua famiglia e della sorella Anna che ne condivise la sorte di Resistente.

Ci ha lasciato una strenua combattente per la nostra libertà, determinata e coerente fino all'ultimo.

Insegnante amorevole e generosa, esempio di coerenza e di attaccamento ai valori della famiglia, della democrazia e della libertà. Perdiamo una sempre attiva testimone di quel che fu la dittatura fascista e degli immensi sacrifici materiali ed umani che questa ha comportato per tutti gli italiani. Grazie partigiana Rachele, la Valtellina, la Valchiavenna, l'Italia democratica intera ti devono eterna riconoscenza.

ANPI - COMITATO PROVINCIALE DI SONDRIO

Egidio Melè

 

Sondrio piange Rachele Brenna

Fu partigiana, mamma e insegnante

La staffetta “Itala” morta ieri mattina in casa di riposo, aveva 97 anni

Fu arrestata per il suo ruolo nella Resistenza. Domani l’ultimo saluto in Collegiata           

La dedizione alla famiglia, e ai suoi quattro figli, Sergio, Fulvio, Serena e Donatella, la dedizione all’insegnamento, condotto, per anni, nelle scuole elementari della provincia, e, su tutto, la dedizione alla causa: la libertà.

Questo era Rachele Brenna, classe 1923, nata a Dubino, la staffetta partigiana “Itala”, che, nel proprio cuore, ha conservato sempre inalterati i valori della Resistenza.

Li ha portati con sé, nella dimensione altra in cui si trova da ieri mattina, quando il suo cuore ha cessato di battere nella casa di riposo “Città di Sondrio”, ma non prima di averli seminati ovunque, in ogni luogo, in ogni persona, in ogni ambito in cui le sia capitato di agire.

Perché Rachele Brenna, era una donna d’azione. Sin da bambina, quando si era trasferita a Sondrio, in via Visciastro, con la famiglia, mamma Ida, papà Giovan Battista, i fratelli Nando e Anna, anch’ella staffetta partigiana, aveva recepito in toto l’antifascismo che imperava in casa.

Il padre, infatti, grande invalido della Prima Guerra Mondiale, dalla quale era ritornato cieco, disdegnava ogni proposito bellico, non indossava la camicia nera, in un’epoca in cui era un “must”, e non esitava a dare rifugio e supporto ai giovani ribelli.

Una guida morale della Resistenza e anche delle figlie Anna e Rachele. Quest’ultima, aveva ancora le trecce quando, inquadrata nella quarta Brigata Sondrio della prima Divisione Valtellina di Giustizia e Libertà, percorreva chilometri in montagna per effettuare consegne o per accompagnare militari e antifascisti al confine svizzero.

È stato durante il periodo di assunzione al Comune di Sondrio, però, che Rachele è stata scoperta dopo aver falsificato la firma del responsabile dell’ufficio anagrafe sulle carte d’identità dei perseguitati dal nazifascismo. Ed è scattato l’arresto.

Il 25 ottobre 1944 è stata portata in carcere a Sondrio, sottoposta a interrogatori massacranti, e, poi, trasferita a San Vittore, a Milano, da dove è rientrata il 9 maggio 1945, a guerra conclusa.

Da allora in poi, Rachele Brenna, non ha mai smesso, di fatto, i panni della staffetta partigiana. Ha solo cambiato la forma, i “palcoscenici”, ma la sostanza è sempre stata quella.

Sempre presente alle celebrazioni del 25 aprile, a lei il compito di leggere la preghiera del ribelle, fino all’ultima celebrazione cui ha potuto partecipare, nel 2018, ad Aprica.

In tanti si stringeranno attorno ai figli e ai nipoti, Yuri e Alessia, domani 21-12, alle 15.30, in Collegiata, per l’ultimo saluto. La sua volontà era che le ceneri venissero disperse su quelle montagne che ha solcato, per anni, in nome di un ideale.

 

Rachele Brenna ha avuto una lunga vita, pienamente vissuta in tutte le sue fasi, ma il periodo che maggiormente l’ha segnata è stato quello, seppur breve, della vita partigiana.
Era nata in Val Chiavenna, a Dubino, il 2 dicembre 1923, da genitori speciali: il padre Giovanbattista era un grande invalido della I Guerra Mondiale, al momento del matrimonio aveva già perso la vista e l’uso di una mano, la mamma Ida era una donna di rara bellezza e bontà. La piccola Rachele, dunque, come primogenita, aveva dovuto imparare molto presto a fare da guida al padre, accompagnandolo nei vari spostamenti, e da lui aveva pian piano maturato l’avversione nei confronti della guerra e della violenza in generale. Il padre di Rachele da subito aveva capito il vero volto del nascente fascismo, che mascherava di pietas verso i Caduti e verso gli Invalidi quello che invece era esaltazione della guerra e del nazionalismo più viscerale, per questo non volle mai indossare la camicia nera. Da qui il rifiuto istintivo di Rachele verso il fascismo.
Dopo il trasferimento a Sondrio, in seguito all’incendio dell’abitazione in Val Chiavenna, la casa dei Brenna divenne un centro molto frequentato da giovani Alpini, che andavano ad omaggiare il vecchio invalido, divenuto un punto di riferimento, una guida morale. Fu così che Rachele, assieme alla sorella minore Anna, dopo l’8 settembre 1943, entrò da subito in contatto con i “padri fondatori”della Resistenza locale, che poterono contare sulla sua collaborazione attiva ed efficiente, dapprima per la produzione di documenti falsi all’ufficio dell’anagrafe, dove lavorava, in seguito come staffetta. Le sue perfette imitazioni della firma del capoufficio permisero a diversi perseguitati politici di mettersi in salvo oltre frontiera, raccontava con fierezza Rachele. Quando nell’estate del 1944 la Resistenza incominciò ad avere una struttura organizzativa e militare, la ragazza, che portava ancora lunghe trecce nere, svolse il compito di staffetta, portando messaggi ma anche armi, con la generosa incoscienza dei suoi vent’anni.Il suo nome di battaglia era “Itala”. Qualcuno fece la spia e Rachele fu arrestata, tradotta in carcere, e con lei la sorella Anna, forse come strumento di ricatto. Dopo qualche giorno, a fine ottobre 1944, Rachele fu consegnata al Tribunale Speciale, condotta a Villa Bonfadini, dove fu pesantemente interrogata e malmenata per alcuni giorni, dopodiché fu riportata in carcere in via Caimi, dove rimase fino al 30 gennaio del 1945. In quella data, sempre con la sorellina, fu trasferita a S. Vittore a Milano, a disposizione delle autorità germaniche. Grazie all’intervento del padre, trasferitosi a Milano alla Casa dei Ciechi, il processo fu dilazionato e Rachele non fu deportata.
Possiamo solo immaginare cosa sia stato il carcere, dove di giorno c’era l’assistenza delle suore, ma di notte c’erano solo uomini di guardia.
Per tutta la sua vita, dopo la Liberazione, Rachele non ha più potuto dormire al buio, tanta era la paura che l’attanagliava. Per questo diventò una lettrice instancabile.
Finita la guerra, a poco a poco ricominciò la vita normale e anche Rachele intraprese la vera professione della sua vita, quella dell’insegnante appassionata del suo lavoro e del sapere, soprattutto storico-scientifico. Fu una tenace sostenitrice dell’apprendimento attraverso l’esperienza, infatti amava fare lezione all’aperto, in mezzo alla natura. Fu anche un’instancabile organizzatrice di viaggi sui luoghi della memoria storica, convinta dell’efficacia didattica di tali pratiche.
Ormai giovane donna, si sposò ed ebbe quattro amatissimi figli, di cui fu madre e maestra dolcemente severa. Pur con i tanti impegni di lavoro e famigliari, Rachele non dimenticò mai di testimoniare l’esperienza partigiana e i valori che da essa erano scaturiti, declinati nella Costituzione Repubblicana, andando nelle scuole, partecipando vivacemente alle attività dell’Anpi e soprattutto presenziando alla cerimonia del 25 Aprile, durante la quale leggeva magnificamente la “Preghiera del Ribelle” di Teresio Olivelli.
Rachele era orgogliosa di essere stata partigiana, e tutta la sua vita, personale e sociale, è stata coerente con i valori della Resistenza, per questo si è sempre schierata generosamente dalla parte degli ultimi, dei perseguitati, degli offesi.
Soffriamo una grande perdita, ma siamo fieri di averla conosciuta e custodiremo gelosamente nei nostri cuori i valori che ci ha trasmesso.

Fausta Messa – direttrice ISSREC

  

LA PARTIGIANA RACHELE BRENNA CI HA LASCIATO
  25.12.20 15:00:00 , a cura di Lombardia (contattaci), categorie: Attività in Lombardia, Comunicati, Antifascismo, Resistenza, Comitati Provinciali, Resistenza, Sezioni, Novità, Memoria, Testimonianze, Commemorazioni, Cultura
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