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8 SETTEMBRE 1943

8 SETTEMBRE 1943

Noi siamo tra quelli che considerano l'8 settembre una data importante, da ricordare, certo, per i suoi aspetti dolorosi, ma anche e soprattutto per aver consacrato la fine di una fase storica altamente deprecabile, rappresentando, al tempo stesso, l’inizio del riscatto.

Il Presidente Carlo Azeglio Ciampi ricordava che l'8 settembre non è stata la morte della Patria, semmai il contrario.

E il primo atto della Resistenza, di un'Italia libera dal fascismo fu la decisione dei nostri soldati di non cedere ai tedeschi a Cefalonia.

E ancora, ci fu tutta la resistenza non armata, che si espresse da subito con una grande fiammata di solidarietà, aiutando gli ex prigionieri, i fuggiaschi, i militari che cercavano di tornare a casa e i partigiani. Resistenza non armata degli oppositori politici al regime nazifascista, dei militari che rifiutarono l'adesione alla RSI, dei lavoratori deportati nei campi di concentramento a seguito dei grandi scioperi del novembre-dicembre 1943 e del marzo 1944; degli ebrei che videro spegnere la propria vita nei campi di sterminio nazisti.

Scriveva, a questo proposito, Massimo Mila, esponente autorevole di “Giustizia e Libertà”, nel 1945, sulla rivista “Risorgimento”: “Avvengono nella coscienza dei popoli quelle radicali e repentine trasformazioni dei valori per cui – sotto la spinta di eventi storici eccezionali – quelle che fino a ieri ti parevano le muraglie ferme della tua vita, le consuetudini inamovibili della casa e del lavoro, della posizione sociale e dell’avvenire familiare, tutto crolla rovinosamente all’improvviso attorno a te e ti lascia solo, di null’altro fornito che del tuo coraggio d’uomo, deciso a gettarti allo sbaraglio in una avventura dove tutto il tuo destino è impegnato.

Fu così che in quei giorni tra l’8 e il 10 settembre 1943 tanti pacifici lavoratori – operai, impiegati, artigiani e studenti, che l’età e i doveri militari ponevano al bivio di accettare il nuovo padrone o fuggire e, se cercati, difendersi in qualche modo – si trasformarono in “ribelli”, come prima istintivamente si chiamarono per antica abitudine: poi, più coscienti dei propri diritti e della causa giusta da loro stessi difesa, partigiani e patrioti.

Come un simbolo della decisione improvvisa di quei giorni ricorderò sempre la motocicletta che sopravanzò velocissima, mia moglie e me, mentre fuggivamo in bicicletta verso la montagna, carichi di due enormi sacchi, il giorno che i tedeschi fecero il loro ingresso a Torino. La montavano due giovanotti dall’aria energica e arguta, probabili operai, e non portavano carichi di masserizie, sacchi di viveri, o altri bagagli ispirati a sensi di prudenza: semplicemente, avevano in spalla un moschetto. Questo spettacolo, divenuto poi comunissimo, del borghese armato, allora fu la rivelazione che ci aprì gli occhi. Quei due avevano capito la situazione, e avevano previsto esattamente la natura degli avvenimenti in corso e di quelli che si sarebbero svolti di lì a poco”.

Roberto Cenati – Presidente Anpi Provinciale di Milano

  08.09.21 12:00:00 , a cura di Lombardia (contattaci), categorie: Commenti e dibattiti, Comunicati, Comitati Provinciali, Sezioni, Novità, Memoria, Ricorrenze, Cultura
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