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MILANO, “NON ERA UNA DONNA, ERA UN BANDITO”

Mercoledì 25 febbraio 2015, ore 18,00 presso la Biblioteca Sormani - Sala del Grechetto, Via Francesco Sforza 7 - Milano, Unione Lettori Italiani e AnpiLibri presentano:

«Non era una donna, era un bandito». - Rita Rosani, una ragazza in guerra

di Livio Isaak Sirovich - CIERRE edizioni, 2015

Erminia Dell’Oro e Marco Cavallarin ne parlano con l’Autore

Saluti introduttivi di Marilena Poletti Pasero (Pres. Unione Lettori) e Roberto Cenati (Pres. ANPI Prov.le MI)

Cosa pensò Rita, la giovane maestra ebrea dai capelli rossi, quando vide i nazifascisti venirle addosso? Perché era rimasta indietro a sparare, mentre gli altri partigiani, incluso il suo uomo, si erano dati alla fuga? Aveva forse saputo che il suo ex fidanzato era stato ammazzato ad Auschwitz? Non voleva più vivere nell’Italia avvelenata dalle leggi razziali? Una storia piena di ombre, con domande cui nemmeno un processo per omicidio e una medaglia d’oro - l’unica concessa a un’italiana morta in combattimento - riescono a dare risposta definitiva. Le vicende di Rita e dei due uomini della sua vita: Kubi, un triestino di origine polacca di cui l’Autore trova le ultime appassionate lettere in Abruzzo in un palazzotto in rovina, e il colonnello Ricca, reduce di Russia, guascone e tombeur de femmes. Tre vite nella tempesta, nelle quali è impossibile non immedesimarsi. (Paolo Rumiz).

Il titolo di questo libro evoca verbali e testimonianze dell’epoca. Si è appena concluso il breve scontro del 17 settembre 1944 sul Monte Comune, a nord di Verona, fra 15 inesperti partigiani e 130 militari italiani e tedeschi. Il parroco, chiamato per l’estrema unzione dei partigiani caduti, e alcuni paesani si trovano ad ascoltare il dialogo fra un milite fascista e il suo comandante, che ha appena ucciso la nostra Rita: «E adesso come farà Sior Tenente, che ha ucciso una donna?» E lui (in seguito assolto per insufficienza di prove): «Non era una donna, era un bandito».

Nato nel 1949 nella Trieste allora contesa tra Italia e Jugoslavia da madre ebrea tedesco-lituana e da padre di origine dalmata, Livio Isaak Sirovich lavora nel campo del rischio sismico in un Istituto nazionale di ricerca ma la vita in una terra che ha subìto le disgrazie del Novecento lo ha portato a scrivere anche di Storia. In pace con le proprie radici miste, si firma sia con il cognome materno, sia con quello paterno (temporaneamente cambiato in “Siro” durante il fascismo). Ha pubblicato: Cari, non scrivetemi tutto; gli Isaak, una famiglia in trappola fra Hitler e Stalin (Mondadori, 1995; edizione tedesca: Kunstmann, 2001); Cime Irredente; un tempestoso caso storico alpinistico (Vivalda, 1996); La notte delle faville (Mursia, 2007).

 

  25.02.15 17:00:00 , a cura di Lombardia (contattaci), categorie: Attività in Lombardia, Commenti e dibattiti, Antifascismo, Resistenza, Comitati Provinciali, Libri, Novità, Memoria, Pubblicazioni, Cultura
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