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IL PARTIGIANO LUCHINO DAL VERME “MAINO” CI HA LASCIATO

Noi ti salutiamo con una canzone, perchè tu sei vivo nei nostri cuori. Viva Luchino Dal Verme, Conte Partigiano. Viva la Resistenza. Le nostre bandiere sono a lutto VENERDÌ 31 marzo 2017 ore 10.30 a Torre Degli Alberti.
https://www.youtube.com/watch?v=ZQg1d2EfMU8

 

ANPI PROVINCIALE DI PAVIA

Apprendiamo la notizia della scomparsa di Luchino Dal Verme, il Comandante “Maino”. Mentre ci associamo al dolore di tutti gli antifascisti, ANPI Provinciale Pavia partecipa al lutto della famiglia, cui esprime, a nome di tutti i propri iscritti, la propria affettuosa vicinanza.

Classe 1913, Dal Verme era un nobile, di antica famiglia aristocratica e monarchica. All’otto settembre, mentre il regio esercito va sgretolandosi e Casa Savoia, in un atto estremo di viltà, abbandona il Paese a sé stesso, lasciando ciascun cittadino solo con sé stesso davanti ad una ineludibile scelta, Dal Verme comprende subito che per restare sé stesso, degno del nobile nome che porta, deve farsi partigiano.

Non guarderà al colore delle casacche partigiane né delle bandiere di quelle Brigate di cui, ora, si mette alla testa. Sarà il Comandante di una Resistenza “perfetta”, per parafrasare il titolo del bel libro di De Luna [La Resistenza Perfetta], durante i 20 mesi in cui le brigate garibaldine comuniste dell’Oltrepò, lo riconosceranno come proprio, e stimatissimo, Comandante: nome di battaglia Maino.

La scelta partigiana del Comandante, aristocratico fianco a fianco combattente con ragazzi e uomini di altra estrazione sociale e di diversa radice politica, rompe gli schemi ingessati dell’Italietta meschina vacuamente acquiescente al fascismo, ed efficacemente incarna il sentire profondo della Resistenza italiana, che trova fondamento in una legge più alta che sovrasta ogni diverso sentire politico: la legge che risiede nella coscienza di quanti, liberi e giusti, presero le armi contro la barbarie e la vergogna, riscattando sé stessi e sperando in un mondo futuro.

Fu lo spirito di abnegazione, lo strappo con le tradizioni, la fatica condivisa e il coraggio insieme praticato sulle montagne a garantire al Comandante “Maino” il rispetto e la fiducia dei suoi uomini.

 

Combatterono insieme: lui, il nobile, e loro, proletari, studenti, contadini, soldati ribelli; insieme, da subito, capirono che per vincere la barbarie c’è una sola, grande parola sotto cui costruire radici unitarie e di libertà: antifascismo.

Nel giorno della sua scomparsa, l’ANPI onora e ringrazia il comandante partigiano “Maino” per il sacrificio sostenuto e per l’eredità di valori resistenziali che ha contribuito a trasmetterci.

Ciao conte ribelle, che la terra ti sia lieve.

 

 

ANPI PROVINCIALE DI MILANO

Esprimo, anche a nome dell’ANPI Provinciale di Milano, profondo cordoglio per la scomparsa del partigiano Luchino Dal Verme.
Luchino è stato comandante partigiano della divisione Gramsci delle Brigate Garibaldi, protagonista della Resistenza nell’Oltrepò Pavese e a capo di una delle colonne che per prime sono entrate a Milano nelle giornate della Liberazione.
Ai familiari, agli amici e ai compagni un affettuoso abbraccio.

Roberto Cenati
Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano

 

 

ANPI VOGHERA

http://lombardia.anpi.it/voghera/biografie/dalverme.htm

Nato a Milano il 25 Novembre 1912.
Di famiglia aristocratica lombarda (il casato, d’origine veronese, nasce nel 1320 con l’omonimo Luchino Dal Verme, capitano di ventura, poi infeudato ai Visconti), Il Conte Luchino dal Verme, come tenente di artiglieria a cavallo, in forza al reggimento Savoia Cavalleria, combatte in Francia e sul fronte Jugoslavo. Dal luglio 1941 all’ottobre 1942, partecipa alla Campagna di Russia, ed è fra gli scampati al disastro dell’Armir riesce a far rientro in Italia.
L’armistizio dell’8 settembre lo vede impegnato a Forlì nell’addestramento di reclute per la ricostituzione del suo reggimento.
Si sente “tradito” dai Savoia che scappano a Brindisi lasciando allo sbando l’esercito italiano.
Luchino Dal Verme riesce a sottrarsi alla cattura e ritorna al castello di Torre degli Alberi (nell’Oltrepo Pavese), residenza di famiglia, dove rimane nascosto per sei mesi.
L’incontro con Italo Pietra, che ha scritto di lui bellissime pagine nel suo libro “I grandi e i grossi” (Mondadori, 1973, ), lo convince a troncare il tradizionale legame familiare con la monarchia e ad entrare nella Resistenza.

Nasce così la leggenda del Conte partigiano, o meglio del “Cònt” come viene chiamato, nel dialetto locale, tra i suoi uomini.
“È un bell’esempio”, così ne parla Paolo Murialdi dopo averlo conosciuto. Sono poi poeticamente azzeccate le parole di Corrado Stajano, che definisce il partiginato di “nobile aristocratico” come un’esperienza di un “uguale tra gli uguali”.
Contribuisce ad organizzare le prime formazioni partigiane operanti in provincia di Pavia.
Come nome di battaglia, usa l’appellativo di “Maino”. Non nasce però dall’unione delle parole “mai” - “no” ma, molto più semplicemente, come divertito spiegherà tante volte lo stesso Luchino Dal Verme, era il nome di una marca di biciclette.
Diventa comandante dell’88a Brigata “Casotti” ed in seguito viene destinato al comando della Divisione garibaldina “Antonio Gramsci”, alla cui testa, nell’Aprile del ’45 scenderà dalla Montagna alla Pianura. Diventa un ossessivo bersaglio dei nazifascisti al pari di un altro leggendario comandante, l’“Americano”.
E come lui, comanda i partigiani “garibaldini”, vicini al P.C.I,. Sembra un controsenso per un nobile, mai stato comunista, anzi, cresciuto con una salda formazione cattolica. Ma è lo stesso “Maino” che spiega. nel libro “La Resistenza in Lombardia”, (1965) le ragioni di quella sua scelta:

“Ebbi la responsabilità di comando di una formazione Garibaldi e il primo argomento di cui debbo e voglio parlare sono gli uomini con i quali ho condiviso rischi e responsabilità, in uno spirito di solidarietà e reciproca fiducia, che è certamente il ricordo più vero e più importante che mi sia rimasto. Non dimentichiamo che la Divisione “Gramsci", di cui ebbi la responsabilità di comando, era di promozione comunista. Ebbene, non ho mai saputo quanti fossero comunisti e quanti no, ma so quanti morirono per tutti noi, per la libertà di ciascuno di noi. Questo ci impone di sapere cosa ne abbiamo fatto della nostra libertà o per lo meno che cosa intendiamo farne …”

Numerose sono le azioni che conduce, tendendo imboscate ai nazifascisti lungo la Via Emilia, distruggendo i binari della ferrovia Torino-Piacenza, ed anche affrontando il nemico a “viso aperto”, come nella battaglia di Costa Pelata, che vede una serie di scontri intensi, che mutano continuamente di posizione.
Nella notte tra il 25 e il 26 Aprile “Maino”, con i suoi uomini, attacca Casteggio, che occupa, dopo 5 ore di accaniti combattimenti. Il 27 Aprile raggiunge, dove si sentono ancora gli spari di fascisti e di reparti tedeschi che non si vogliono arrendere.
Ed in una pagina di questo sito, abbiamo voluto raccogliere le parole del Comandante “Maino”, che ricordano alcuni momenti della vita partigiana.

Nel primo dopoguerra, i partiti antifascisti gli propongono di impegnarsi a livello politico come candidato alle elezioni per l’Assemblea Costituente del 1946, ma Luchino dal Verme risponde “No” a tutti, in quanto non ritiene quell’impegno adatto alla sua indole.
Dopo una breve parentesi a Novara, ritorna a Torre degli Alberi, da dove non si muove più: impegnandosi nella difesa delle sue amatissime montagne e continua un’appassionata opera di testimonianza sul nostro recente passato.

 

ADDIO A LUCHINO DAL VERME, L’ULTIMO CAPO PARTIGIANO

Il “conte rosso” della Resistenza aveva 103 anni, la morte a Torre degli Alberi nel castello di famiglia

di Roberto Lodigiani

TORRE DEGLI ALBERI (Ruino). Se ne è andato Luchino Dal Verme, il “conte rosso” della Resistenza che guidò i partigiani garibaldini dell’Oltrepo Pavese fino alla Liberazione. Aveva 103 anni, la morte lo ha colto nel castello di famiglia a Torre degli Alberi. Nato a Milano il 25 novembre 1913, apparteneva a una delle casate nobili lombarde di più antico lignaggio, feudatari dei Visconti fin dal Medioevo. Partecipò alla campagna di Russia con l’Armir, tornando in Italia poche settimane prima della rotta sul Don e della tragica ritirata nella steppa.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, la scelta di rompere con la tradizione monarchica di famiglia per assumere il comando (con il nome di Maino) di una brigata partigiana, la Casotti, appartenente alle formazioni garibaldine controllate dalla componente comunista della Resistenza. Guidò poi la divisione Gramsci, che contribuì alla liberazione di Pavia e Milano. Nel dopoguerra, respinta ogni proposta di candidarsi e di scendere in politica, ha sempre vissuto a Torre degli Alberi, dedicandosi alla sua azienda agricola.

29 marzo 2017 – la Provincia Pavese

  29.03.17 10:30:00 , a cura di Lombardia (contattaci), categorie: Attività in Lombardia, Commenti e dibattiti, Comunicati, Antifascismo, Resistenza, Comitati Provinciali, Sezioni, Novità, Memoria, Commemorazioni, Cultura, Manifestazione
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