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SANT'ANNA DI STAZZEMA - L’ECCIDIO

SANT'ANNA DI STAZZEMA - L’ECCIDIO

Perché gli anziani ricordino - Perché i giovani sappiano

SERGIO CAIVANO
, Presidente provinciale ANPI Sondrio, con il patrocinio di: ANPI - Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Istituto Sondriese per lo studio della Resistenza e dell’età contemporanea, “Resistenza e Democrazia” Periodico dell’Anpi provinciale di Sondrio, presenta: S. Anna di Stazzema - L’ECCIDIO, libro Edizioni POLARIS Finito di stampare nel mese di marzo 2013 dalla Tipografia Polaris - Sondrio

Di seguito si riporta la Presentazione e nei due allegati ( 1 e 2 ) l’intero volume.

Presentazione
Nei frequenti incontri, che durante le operazioni belliche della 2ª guerra mondiale ebbero i presidenti delle tre Nazioni Alleate (Gran Bretagna, Stati Uniti, Unione Sovietica), Churchill ebbe a richiamare l’attenzione – come scrive nella sua monumentale opera sul conflitto - l’attenzione sui processi che i responsabili nazifascisti avrebbero dovuto subire per i loro crimini e le loro abiette repressioni su intere inermi popolazioni.

La ricerca dei colpevoli e l’individuazione dei singoli delitti sembrò avviarsi correttamente all’inizio del dopoguerra sul piano della giustizia tanto auspicata, ma ad un certo punto tutto si arrestò per via di compromessi e di divisioni ideologiche, in omaggio alla vituperata ma pur sempre presente ragion di stato.

Abbiamo così assistito spesso a una progressiva evanescenza delle accuse, a una fuga dalle responsabilità, spesso agevolata da vergognose complicità, e solo pochi sono stati chiamati a pagare il fio delle loro malefatte. Come se ci fosse stato un piano preordinato per un colpo di spugna su aspetti assai disgustosi della recente storia italiana ed europea.

Seguì lo scoramento dei superstiti, la sfiducia nelle istituzioni, la frustrazione per la vana attesa di giustizia, uno stato d’animo che è stato mirabilmente rappresentato anche nel recentissimo libro di Valerio Varesi (“Il Rivoluzionario”, Frassinelli, 2013). L’amara delusione colpiva soprattutto i superstiti delle stragi e quanti avevano creduto di lottare per un mondo più giusto e per la pace tra i popoli.

Finché, moltissimi anni dopo, nel 1994, il giudice Antonino Intelisano e il giornalista Franco Giustolisi non scoprirono quei 695 fascicoli nascosti in un armadio chiuso, con le ante rivolte verso il muro, negli scantinati di Palazzo Cesi in via degli Acquasparta a Roma, dov’erano gli uffici della procura militare. Migliaia di documenti, che riportavano 2274 notizie di reato, erano raccolti con la documentazione delle stragi, pronta già per i futuri processi. Con essi sembrarono aprirsi le cateratte dell’inferno, in cui nessun essere umano avrebbe immaginato di trovare tanta sanguinosa turpitudine e tanta abiezione.

Giustolisi esaminò a fondo tutte le carte e nel 2004 pubblicò il risultato delle sue ricerche in un pregevole libro (“L’armadio della vergogna”, Nutrimenti ed. 2004), che è servito anche ad agevolare il lavoro di storici e magistrati, oltre che a scuotere le coscienze di tutto il mondo civile.

Nel volume di Giustolisi si dà ampio risalto all’eccidio dei 560 abitanti di Sant’Anna di Stazzema, la cui eco profonda ha poi prodotto centinaia di recensioni su svariati organi di stampa, oltre che di decine di libri di diversi autori, come quello pregevole di Caterina Di Pasquale (“II ricordo dopo l’oblio”, Donzelli 2010) o di Paolo Pezzino (“Sant’Anna di Stazzema. Storia di una strage”, Il Mulino 2009), o di Giorgio Giannelli (“Sant’Anna: l’infamia continua”, 1996). O ancora un’abbondante filmografia, come i docufilm “Sant’Anna. L’Eccidio” di Paolo Bertola e Massimo Montepagani, e “E poi venne il silenzio” di Iris Braschi, senza contare il Film “Miracolo a Sant’Anna” di Spike Lee, su cui però si sono innestate polemiche a non finire, perché molti aspetti delle vicende storiche non sono veritiere.

Già prima di Sant’Anna, nella stessa zona della Versilia si erano verificati episodi analoghi. Nel giugno del ’44 squadre di SS, coadiuvate da fascisti della X Mas, avevano massacrato a Forno dei civili, il 19 agosto 68 persone a Fivizzano, in seguito 512 persone uccise dalle SS comandate dal generale Max Simon o dai fascisti, mitragliate, impiccate, bruciate a S. Terenzo Monti e Bardine di S. Erenzo, a Vinca, a Valla, a Tenerano e a Mommio. E ancora, sempre in settembre, 33 fucilati a Camaiore, 108 sul fiume Frigido, 72 a Bergiola, e poi via via fino a Marzabotto. La motivazione era sempre una sola: stroncare la lotta partigiana. Quegli assassini erano venduti a Hitler, di cui seguivano le direttive, talora con convinta adesione, talaltra con cieca sottomissione, come nel caso di Keitel e Jodl. Né può destare una qualche comprensione la cieca rivalità tra i guerrieri della Wehrmacht e la “feccia bruna” delle SS, tutti guidati dal fanatismo e dall’odio. Era il previsto epilogo di terribili vicende cui Il nostro popolo non aveva saputo sottrarsi per tempo.

E spiace che i giudizi di alcuni storici e scrittori, soprattutto del Commonwealth britannico, come Desmond Young, imputino agli italiani la colpa di aver accettato con supina acquiescenza il dominio della dittatura: “le nazioni hanno i governi che si meritano”. Ma nel caso della bestiale ferocia, cui si abbandonarono tedeschi e fascisti a Sant’Anna di Stazzema e altrove, emerse come dal fondo dell’inferno l’assenza completa di umanità, il sadismo più spietato, che nulla aveva a che fare con gli scontri tra eserciti contrapposti. Era proprio “il sonno della ragione che genera mostri”, come da secoli ci ammonisce Goya.

Partendo dal testo di Giustolisi, Sergio Caivano ha voluto stimolare tutti, in special modo i giovani, allo studio e alla comprensione delle vicende storiche, che nel “secolo breve” sembravano aver per sempre obnubilato le coscienze, senza più speranza di riscatto e di ripresa civile. E allora ecco che il nostro autore richiama alla memoria il truce episodio di Sant’Anna, corredandolo di testimonianze e di eventi sconosciuti ai più, come quello abominevole di Aleramo Garibaldi o quello onorevole di Peter Bonzelet, il milite tedesco, che in un improvviso sussulto di coscienza contravviene agli ordini e spara in aria anziché contro una famiglia già catturata.

Il Tribunale militare di la Spezia ha comminato la pena dell’ergastolo a 10 ex SS, confermata in Appello nel 2005 e ratificata in Cassazione nel 2007. Ma la Germania ha sempre rifiutato l’estradizione in Italia di quei condannati ancora in vita. A questo continuo pestar l’acqua nel mortaio aggiungasi la recentissima archiviazione delle inchieste da parte della procura di Stoccarda. E con ciò il cerchio si è chiuso.

Resta la memoria storica e l’impegno di quanti, soprattutto degli immemori e dei distratti, hanno a cuore la dignità del proprio agire per mantener vivo il ricordo di quei tragici eventi, come ammonisce la lapide al Parco Nazionale della Pace a Sant’Anna, per educare le giovani generazioni ai valori della pace, della fratellanza e della giustizia, oltre che implicitamente al rispetto dei popoli.

È proprio questo il fine ultimo di Sergio Caivano, cui va il nostro riconoscimento e la nostra gratitudine per la sua battaglia civile nell’ambito delle attività che egli svolge con impegno e passione quale presidente provinciale dell’ANPI.

Francesco Di Gregorio
Sondrio, marzo 2013

  30.06.13 08:00:00 , a cura di Lombardia (contattaci), categorie: Antifascismo, Resistenza, Libri, Novità, Memoria, Pubblicazioni, Cultura
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